Valentina Minneci, Il Diritto di essere Donna

Il diritto di essere donna

scritto da Valentina Minneci

Pomeriggio libero, piove.
Mi sono chiusa in casa, non posso proprio uscire, piove troppo, fa troppo freddo; è troppo autunno.
Sono infreddolita e l’idea migliore che mi viene in mente è accendere qualche candela, un po’ di musica, buttare via il telefonino dove non posso sentire se squilla o meno e fare una doccia bollente.
Siamo io e i miei pensieri, io e le canzoni che sussurro mentre l’acqua mi scivola addosso.

Mi è sempre piaciuto il suono del phon.
Da quanto io possa ricordare, il momento di asciugare i capelli dopo la doccia è stato sempre per me uno spazio di assoluto rilassamento, uno spazio in cui sentirmi al sicuro.
Era mio padre che, da piccola, mi faceva il bagno; io giocavo con la schiuma, poi lui mi strizzava nell’accappatoio e passava le sue dita paffute tra i miei capelli, accendendo il phon per asciugarli.
E io, immersa nel gioco e in quel suono, mi sentivo come dentro una fortezza, protetta.
Non so se sia questo ricordo a farmi amare questo suono, sta di fatto che ancora oggi la sensazione che provo quando sento un phon acceso è paragonabile al benessere assoluto di un paio di sedute di meditazione.
Mi si sciolgono i muscoli e l’anima, quando l’aria calda mi raggiunge e quel suono mi accoglie.
Si scioglie l’anima, i muscoli e anche i pensieri.

Questo è quello a cui penso, quasi spalmata sui pensieri stessi, mentre, in leggings e reggiseno, osservo la mia chioma dimenarsi sotto il getto d’aria calda dell’asciugacapelli.
La doccia calda mi ci voleva proprio.
Sembrano fiamme i miei capelli rossi, fiamme mosse dal getto del phon e da folate di pensieri, che come caldi venti di sud-est portano riflessioni, divagazioni, idee che sbuffano fumo e che poi svaniscono; tanto poi, quando mi servono, quelle idee sbucano fuori come da una scatola di quelle robe che non butti mai, perché possono sempre servire.

I miei capelli sono asciutti da non so quanto tempo e sto ancora scivolando tra tutti questi deliranti pensieri, mentre il phon ancora acceso, canta la sua monotona melodia.
Di malavoglia spengo il phon, annusando l’aria che profuma piacevolmente.
Cerco un calice, ho voglia di vino rosso.
Sto ancora girando per casa in leggings e reggiseno; trovo il calice, che in un attimo diventa color rubino e intanto cerco il pc per suggerire alla tastiera le mie deliranti idee, che all’improvviso sembrano sensate, come quelle cose poco utili che inutili non sono e che non si buttano mai via.

Accendo la tv senza ascoltare di cosa parla.
Seduta, illuminata dalla luce dello schermo del pc, un brivido di freddo. Non ho ancora indossato una maglietta. Me ne frego, mi scaldano i pensieri, mi scaldano le idee, mi scalda il vino rosso.
Poi la tv mi distrae dal dialogo che i miei pensieri sostengono tra loro.
Trovato il corpo della donna scomparsa da settimane. Marito accusato di omicidio e occultamento di cadavere. Marito già conosciuto dalle autorità per diverse denunce per stalking.

Corrugo la fronte.
Digrigno i denti.
Cazzo, mi arrabbio.
Mi arrabbio con la tv, mi arrabbio con i giornalisti, mi arrabbio con me stessa.

Adesso ho bisogno della maglietta.
Voglio coprirmi. Voglio coprirmi da questo schifo, voglio coprirmi dalle parole che descrivono questo scempio, l’ennesimo.
Mi arrabbio, paradossalmente, con la vittima.
Perché ti sei fidata? Perché sei salita in macchina ancora una volta? Perché hai sottovalutato?
Silenzio.

Lo capiamo cosa vuol dire?
Io si, e anche voi, se mi avete letta.
Non tutte hanno avuto il tempo e la fortuna di potersi chiedere a cosa cavolo stessero pensando quelle volte in cui l’assoluta mancanza di lucidità gli faceva dire vabbè, vediamo cosa ha da dire.
Vabbè, accetto di salire in macchina per parlare, così poi se ne va. Così la smette.

Il problema è che loro non la smettono.
Il problema è che loro potrebbero fare smettere voi. Per sempre. Senza ritorno.
Senza se, senza però, senza vabbè.
Non voglio sembrare catastrofista, ma se esiste anche un minimo segnale d’allarme, è bene non sottovalutarlo.
Se esiste una ragione perché loro possono pensare di avervi in pugno, è giusto riflettere sul fatto che la libertà non vale il prezzo di un ricatto, di una minaccia o di un deviato senso di proprietà.

Non siamo eroine. Serve chiedere aiuto. Serve capire se serve aiuto.
Siamo donne, non un bersaglio legittimato.

La donna ha il diritto alla sua femminilità. La donna ha il diritto all’eguaglianza. La donna ha il diritto di camminare per strada con i jeans stretti, senza che un maiale al volante si fermi apposta per guardarle per forza il culo. La donna ha il diritto di passeggiare senza ricevere commenti imbarazzanti da qualche passante arrapato che si sente in dovere di farli. La donna ha il diritto di fare la stupida dopo una doccia, con il phon in mano a far finta di girare un video musicale e pensare a milioni di cazzate. La donna ha diritto di stare con tutti gli uomini che vuole, se vuole, nei limiti del proprio pudore, della  propria decenza e della propria integrità morale, senza che per questo venga chiamata puttana.
La donna ha il diritto di fare delle foto intime con il suo uomo, senza che lui un giorno ritenga opportuno ricattarla per quelle foto fatte insieme. C’è anche l’uomo in quelle foto, perché questo non scandalizza?
La donna ha il diritto di potere scegliere e di vivere la sua femminilità. La donna ha il diritto di crearsi la sua fortezza, dove sentirsi protetta.

La maglietta, poi, non l’ho più messa.
Lì seduta davanti al pc e alla tv, ho guardato giù il mio seno, poi ho guardato le mie gambe accavallate, ho guardato i miei pensieri, le mie esperienze, ho riflettuto sulla mia intelligenza. Ho pensato che mi serviva di nuovo il phon acceso perché ero troppo incazzata.
Mi sono detta, sono una donna, non posso continuare a sentire queste notizie al tg senza tentare di fare un po’ di rumore.
Senza usare la mia esperienza come cassa di risonanza.
Per questo successivamente ho scritto il mio primissimo articolo su questo blog, che invito a leggere.
Per questo oggi scrivo questo.
Perché le notizie al tg non smettono di raccontare episodi di donne che non ci sono più, mentre ce ne sono milioni di altre che sono chiuse in casa perché hanno qualcuno che le perseguita. Che sono private di qualunque piccola, normale libertà perché hanno le bocche tappate da mani sporche e malate.
È questo, anche, quello di cui dovrebbero parlare i tg; di vite non ancora interrotte, che hanno bisogno che qualcuno urli il loro disperato bisogno di essere liberate prima che l’irreparabile diventi la notizia di cui parlare.

Diamo aiuto a noi stesse.
Siamo donne. Non siamo di nessuno.

Siamo persone, non c’è nessun prezzo da pagare per la normalità.


Se vuoi approfondire leggi questo articolo: È facile non accorgersene – Il Cuscino della Suocera contro la violenza sulle donne


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4 commenti

Francesca 22 Novembre 2017 - 21:06

Brava Valentina!
Da donna non mi permetto di dire “io avrei fatto…io avrei detto….pugni urla calci…” , non è sempre facile reagire e soprattutto la molestia o lo stupro fanno schifo sempre allo stesso modo ma le donne sono diverse tra di loro, con un percorso di vita diverso, diversi ambiti familiari, vengono da paesi diversi, culture diverse, a volte un nostro urlo corrisponde al silenzio di un’altra, paura, vergogna, contesto sociale …tutte cose che possono paralizzare mente e corpo , ma la ferita è dentro per sempre, sanguina, si richiude e poi sanguina di nuovo , per sempre.

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Alessandra 20 Novembre 2017 - 17:56

Come sempre riesci a dar voce ai nostri pensieri Grazie sei il mio orgoglio!

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Rosita Baiamonte 20 Novembre 2017 - 17:16

Come sempre sei sul pezzo , Vale, come si dice ora. Ricordiamoci, lo ricordo a me stessa, che essere donne è anche e soprattutto poter scegliere di essere ciò che si vuole, sembra scontato ma per molte non è così, incastonate nel loro ruolo di parafulmine e protettrice del focolare, si adagiano su vite prefabbricate incapaci di considerare altre alternative. Vorrei dire a loro che scegliere si può, anche di sbagliare. Cmq davvero un bel pezzo. Sai che esistono milioni di persone che si addormentano col rumore del phon? 😋

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Valentina Minneci 20 Novembre 2017 - 18:49

Rosita!! Grazie!!! È proprio vero quello che dici!!! Mi auguro che ci ascoltino in molte!!!!
Sul phon, si, lo so! Siamo in tanti ad apprezzare il suono!!!

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