Real Casa dei Matti, il viale parte 2

La Real Casa dei Matti- Il Viale – Parte 2

scritto da Giuseppina Sutera

E il Viale era spettatore muto del compassionevole desiderio di maternità di una ragazza, che dimostrava quarant’anni, ma che, secondo me, ne aveva appena trenta. Questa donna, che io ancora oggi vedo nella mia memoria come una ragazzina, forse nata proprio lì, perché frutto di un amore scomodo, era accompagnata, alcune volte, da una donna adulta, forse sua madre.

E questa ragazza camminava tenendo teneramente in mano una bambola di pezza. La teneva come si tiene un figlio piccolo.

A chi le chiedeva qualcosa su quella bambola, rispondeva che lei era mamma di quella creatura, che lei nutriva, vestiva, coccolava e, finanche, rimproverava . Il rimprovero consisteva nell’agitarla o, peggio, sbatacchiarla a terra. Poi la riprendeva e la coccolava di nuovo, scusandosi del rimprovero.

E il Viale assisteva anche ad un altro amore. Diverso nei modi, non plateale ma discreto. Tra due malatini non c’erano coccole né carezze. C’era complicità, muta. C’era la consapevolezza che erano una coppia. Scendevano lungo il Viale ad ora tarda. Sereni nella loro duplice diversità: l’amore era sbocciato tra due uomini: uno di altezza normale ed uno nano. Loro sapevano che tutti sapevano. Incuranti di tutto, si comportavano come due innamorati, isole nell’isola. In loro, però, a differenza degli innamorati, raramente le emozioni prendevano il sopravvento. Le uniche effusioni avvenivano lontano da occhi indiscreti, quando la loro controllata spontaneità cedeva.

Il Viale aveva tante braccia. Sì. Aveva tanti giardini, che, dopo tanti giri, confluivano tutti nel Viale stesso.

Uno di questi giardini, uno ben acquattato, ben nascosto da e fra alberi di falso pepe e da oleandri, fu spettatore della vendita del sesso. Un malato, infatti, si era improvvisato manager e protettore di una malatina, veramente malata. Quest’uomo la accudiva, la proteggeva da tutti gli altri, le sistemava i capelli ed i vestiti , le copriva pure le gambe, per poi scoprirgliele quando diceva lui. Ne approfittava lui stesso e poi la vendeva. Lì dietro, per pochi spiccioli, era sorto un giardino a luci rosse. Ed il malato, ingegnosissimo, capì che poteva estendere il commercio all’esterno e guadagnarci di più. Fu proprio così che capimmo cosa succedeva fra gli oleandri e i falsi pepe. Sino ad allora pensavamo che i due si divertissero. Quando cominciammo a vedere gente che da fuori entrava e frequentava quel giardino capimmo. Il mestiere più antico del mondo veniva esercitato pure lì dentro, ma con una povera malatina indifesa. Almeno questa è l’idea che avevamo noi. Quel mini mini bordello fu chiuso. Chissà dove quel malato spostò la sua attività.

I nostri occhi videro quella malatina, inconsapevole vittima della furbizia di chi la stava sfruttando, che si recava in quel giardino a giocare, senza nè malizia nè disagio nè altro. In quel luogo lei giocava.


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5 commenti

Kikuzza 21 Settembre 2017 - 22:08

Bello e struggente non dovevo leggerlo stasera avevo già un magone in cuore e ho visto solo la tristezza e non ho potuto accogliere come meritava il messaggio poetico.
Bello Da rileggere in una mattina di sole e di speranza.
Brava Giu viene fuori la vera te stessa unica profonda e tenera.

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Giuseppina Sutera 22 Settembre 2017 - 19:00

Kikuzza mi spiace per il magone! E sicuramente non dovevi leggerlo di sera! Di tristezza ce ne è tanta! Quando lo avrai elaborato ti assicuro che penserai ai malatini solo con tanta dolcezza.

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Gianluca 24 Giugno 2017 - 8:19

Eh, ma lo conosco, quel Viale…
E’ che quando si legge una storia, questa può illuminare di una luce nuova anche ciò che già conosciamo. Per fortuna, direi!

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Giuseppina Sutera 23 Giugno 2017 - 16:26

…e niente! Penso che dovrebbe andar vero per quel Viale. Chissà che non riesca a vedere i miei malatini. La Domenica mattina il Viale è deserto. Si può entrare da via La Loggia. Con immensa sorpresa proverà una sensazione di pace in un luogo che ha visto tanto dolore.

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Gianluca 21 Giugno 2017 - 8:04

…e niente, poi uno si scopre ad aprire Il Cuscino della Suocera ogni giorno in cerca di qualche post nuovo e comprende che, in qualche strano modo, questo Blog “prende”… E vien voglia di andare a leggere della Real Casa dei Matti passeggiando per quei viali, come un turista,,,

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