Belinda regala una barbie ad una bambina con l'alopecia

Lo stupore dei bambini “Alospeciali”

scritto da Belinda Proto

È successo ancora: l’#alostronza, come la chiamiamo tra amiche, mi ha insegnato qualcosa, mi ha regalato un’emozione nuova, mai provata prima!

L’ASSOCIAZIONE ALOPECIA & FRIENDS, grazie al lavoro del presidente Claudia Cassia, ha ricevuto dei gadget da donare ai bimbi alo(s)pecia(li); ne avevo accennato nel mio primo articolo sul blog.
Io, Alessia Caruso e Annalisa Cirino ci siamo occupate di distribuire i gadget in Sicilia.
Durante l’evento sono stati donati 5 palloni, autografati da Manolo Gabbiadini, giocatore della nazionale italiana di calcio, per l’iniziativa “diamo un calcio all’alopecia”, e 2 Barbie con turbante e parrucche.

L’emozione forte, tangibile, mi è stata provocata dallo stupore espresso dai bambini non appena ho tolto il mio turbante dalla testa; i loro occhi sgranati, attenti, increduli ma gioiosi mi hanno fatto capire quanto sia importante il lavoro che da volontari stiamo portando avanti.
Non è stata una semplice consegna di un regalo materiale, è stato piuttosto un momento quasi mistico che chi non vive non può capire a fondo. Si crea qualcosa di inspiegabile non appena ci si ri-conosce nell’altro, si trova una forza dentro che non si sapeva nemmeno di avere, non ci si sente più soli ed inadeguati.
Più di una volta mi sono sentita così, accade ad ogni raduno, o piccolo incontro che sia, ma con i bimbi è stato diverso!
Mi sono sentita responsabile di quest’emozione, mi sono sentita più che mai obbligata a  combattere affinché loro trovino una società pronta alla diversità, affinché lo Stato riconosca l’alopecia come malattia, per dare loro un sostegno diverso; non può bastare quello che l’associazione fa, abbiamo bisogno di istituzioni attente e presenti!

A proposito di istituzioni attente, voglio raccontarvi un episodio che mi ha colpita… purtroppo negativamente! Mi ha interessata personalmente, ma soprattutto per quanto riguarda l’iniziativa di cui mi sono fatta portavoce: l’educazione nelle scuole.
Mi è capitato tra le mani un libro di italiano di classe seconda della scuola primaria, edito da una famosa casa editrice; ahimè al suo interno ho trovato un racconto raccapricciante.
Il  racconto, di un noto autore, è un testo descrittivo sulle streghe.
Riporto testualmente il tratto che mi ha sconvolta:

…una strega è sempre calva. Calva? Si come un uovo. Ma una vera strega porta sempre anche una parrucca, per nascondere la sua testa pelata.

Beh potete immaginare la mia reazione, ma quel che è più grave è: immaginate la reazione di un bambino di 7 anni che per qualsiasi motivo sia glabro!

Il punto è: è questa la società che stiamo costruendo? Cosa può innescare di positivo una lettura del genere?
A voi la riflessione…

Io ho scritto immediatamente alla redazione della casa editrice, chiedendo l’immediata rimozione del racconto dal testo.
Tempestivamente mi è stato risposto che è un testo fantastico e che deve essere l’insegnante a far capire a bambini la differenza tra realtà e fantasia.
Sinceramente per me il racconto resta pur sempre denigratorio e ghettizzante. Continuerò a chiederne la rimozione!


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