Alexander Dreymon in The Last Kingdom

The Last Kingdom su Netflix

scritto da Giacomo Bellisi
The Last Kingdom è una serie televisiva ispirata alla serie di romanzi Le Storie dei Sassoni (The Saxon Stories) di Bernard Cornwell. La serie è stata prodotta inizialmente dalla BBC, con due stagioni di 8 episodi l’una. Della versione BBC non parlerò perché non l’ho vista, qui parleremo della prima stagione (di 10 episodi) su Netflix (che nel 2015, insieme a BBC Two, era diventato co-produttore della serie).

Prima di entrare nel vivo ci tengo a dire che non volevo nemmeno guardare la serie. Ho letto tutti i libri di Bernard Cornwell che sono stati tradotti in italiano ed è il mio scrittore preferito da quando sono piccolo. Il Re d’inverno, il primo della serie su Re Artù, è stato il primo libro che ho comprato con i miei soldi (episodio che, se non erro a 11 anni, ebbe in qualche modo una valenza importante). Insomma, guardavo la serie tra le suggerite per me da Netflix ed ero sempre lì lì per guardarla; ma la paura di incazzarmi notando incongruenze con i libri o personaggi tratteggiati malissimo mi aveva sempre stoppato.

La serie, sinceramente, mi è piaciuta. Ok fine dell’articolo 😂

Non so se sono riuscito ad apprezzarla perché avevo letto i libri molti anni fa e quindi non ho notato particolari incongruenze, o perché, avendo lasciato il titolo decantare nei suggeriti, ero pronto ad affrontarlo con mente aperta…

Di che parla The Last Kingdom?

Le vicende sono ambientate nel IX secolo in Northumbria, uno dei 7 regni in cui era frazionata l’Inghilterra prima delle invasioni danesi. Siamo in un’Inghilterra divisa in piccoli regni regolati da precari equilibri, praticamente sono tutti pronti a massacrarsi tra loro senza farsi troppi scrupoli, un po’ come accadeva nell’Italia preunitaria. Il culto delle antiche divinità pagane fatica a sopravvivere al cristianesimo.  In questo scenario già complesso s’inseriscono le invasioni dei danesi: vichinghi, pagani e incazzati, che già dalla fine del 700 razziano le coste inglesi.

Il protagonista è Osbert, un bambino sassone, figlio dell’aldermanno di Bebbanburg (una fortezza in Northumbria). Cambia nome e viene ribattezzato in Uthred alla morte del fratello maggiore per mano dei danesi.

A seguito di una battaglia contro i danesi che vede sconfitto l’esercito del padre, Uthred viene preso con se da Ragnar, che è alla guida delle truppe danesi, e viene cresciuto da questi in tutto e per tutto come un danese.

Uno dei motori della trama è la dualità culturale di Uthred: una dicotomia, quella tra valori sassoni e danesi, che da luogo a scelte spesso inaspettate e, comunque, sofferte.

Se volete saperne di più, vi lascio la pagina di Wikipedia dedicata all’Ultimo Re, il primo dei due libri da cui è tratta la prima serie di The Last Kingdom. Teoricamente ogni stagione dovrebbe prendere spunto da due romanzi alla volta.

The Last Kingdom è tratto da un romanzo storico.

Ho letto recensioni e pareri negativi sulla serie tv. Ciò che ho notato di più è stato il non tenere troppo a mente del fatto che la serie è tratta da un romanzo storico e non un fantasy.

Uno degli errori più comuni, a mio avviso, è stato quello di accostare The Last Kingdom a Game of Thrones o ad altre serie tv Fantasy: non c’è modo migliore di rovinarsi la visione di una serie tv tratta da un romanzo storico. Sarebbe molto più corretto il paragone tra The Last Kingdom e Vikings, se proprio si vuole fare un paragone.

In comune con Vikings, The Last Kingdom ha (più o meno) il periodo storico, la presenza di alcuni nomi, come quello di Ragnar, tipico della cultura danese, e le tematiche di guerra, passioni, tradimenti e vendette che si susseguono cadenzando il ritmo narrativo. The Last Kingdom marca in maniera più pregnante l’accento sullo scontro tra civiltà, sulla lotta tra danesi e sassoni, tra cristiani e pagani. Vikings è una serie tv già matura, con 5 stagioni di cui una che terminerà nel 2018, The Last Kingdom, invece, è una serie che, con vicende complesse in fase di produzione, deve ancora sbocciare. Motivo per cui prima di poter fare un paragone onesto bisognerà aspettare la seconda serie su Netflix e ancora di più, se ci sarà, la terza serie che dovrebbe essere prodotta in esclusiva da Netflix.

Wyrd bið ful aræd, un concetto chiave

Non recensisco abitualmente serie tv o libri, ma se posso, in quello che scrivo ho il piacere di inserire qualcosa di me. In questo caso il mio primissimo tatuaggio.
Wyrd bið ful aræd è un concetto della cultura anglosassone e norrena antica. Letteralmente vuol dire Il destino è totalmente ineluttabile. In tutti i libri delle Storie dei Sassoni di Cornwell è ampiamente presente, un mantra che si ripete ogni qual volta è necessario sottolineare l’impotenza dell’uomo davanti al destino. La frase, così per come la riporta Cornwell nei suoi libri, è tratta dal The Wanderer, un poema anglosassone che parla di un esule e delle sue glorie passate.

Un post condiviso da Giacomo Bellisi (@giacomo_bellisi) in data:

Mi ha dato un po’ fastidio, nella traduzione italiana, ritrovare Il fato governa ogni cosa, piuttosto che Il destino è totalmente ineluttabile, che marca maggiormente l’impossibilità di lottare contro un fato già scritto, seppur sconosciuto agli uomini. Il che non si traduce, nell’abbandonarsi passivamente agli eventi, come si potrebbe erroneamente pensare, ma nel lottare con tutte le proprie forze anche nel compimento di imprese che sembrano impossibili. Il concetto di Wyrd è complesso da comprendere con la semplice traduzione italiana di fato o destino. Esiste un Wyrd individuale (intenzioni, azioni e fato del singolo) e un Wyrd collettivo (che di fatto si può tradurre come destino). Il Wyrd è la somma delle intenzioni e delle azioni di tutti, che si influenzano a vicenda generando un effetto domino ineluttabile degli eventi. Da qui l’importanza delle azioni individuali in grado di modificare il corso del fato stesso.

Vale la pena di guardare The Last Kingdom su Netflix?

Finito il mio trip da Alberto Angela dei poveri sul concetto di Wyrd, torniamo a The Last Kingdom…

Il telefilm in se non è male, scorre senza momenti di noia e l’aria del periodo storico è ben caratterizzata. I personaggi del telefilm sono molto vicini a quelli dei libri: pur avendo consolidato attraverso i libri un’immagine mia di ogni personaggio non ho avuto difficoltà a sovrapporla al personaggio cinematografico.

Ritengo che valga la pena di guardarlo sia se si è appassionati dei libri di Cornwell sia se non se ne è mai letto uno. Penso che il telefilm possa fungere da ponte per avvicinarsi a quelli che sono alcuni tra i romanzi storici scritti meglio in assoluto. Bernard Cornwell è uno scrittore immenso, quantitativamente e qualitativamente, e un telefilm tratto da una delle sue storie non poteva in alcun modo essere inguardabile. Sono convinto che The Last Kingdom è un “investimento” a lungo termine, un telefilm che può solo migliorare con l’apporto di Netflix, motivo per cui attendo con ansia la seconda serie su Netflix, ma, sopratutto, la terza (che mi auguro verrà realizzata).



Approfondimenti

Su Bernard Cornwell e i suoi libri

Sul poema The Wanderer



Nota sulla fotografia: l’immagine in evidenza è di farfarawaysite.com


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